martedì 7 maggio 2019

Aspetti poco conosciuti dell'ospedale

Un mio amico spesso mi dice che e' relativamente facile togliere le persone dai villaggio, ma e' estremamente piu' difficile togliere il villaggio dalla loro testa.
Mi ritorna spesso in mente questa frase quando vedo certi comportamenti un po' irritanti in ospedale.
I gabinetti per esempio sono sempre otturati perche' le puerpere ci buttano in continuazione i pannolini, mentre piu' o meno tutti ci buttano le borse di nylon con i rifiuti...non che non ci siano i cestini per l'immondizia, ma loro che ne sanno di un servizio che si blocca visto che a casa il gabinetto non ce l'hanno o tutt'al piu' usano come latrina quella stessa buca in cui buttano la spazzatura?
Certamente con la ristrutturazione dei reparti abbiamo oggi gabinetti a sufficienza, ma molti preferiscono uscire dal camerone e urinare sul marciapiede. 
Lo capirei di persone anziane, ma spesso purtroppo sorprende malati e malate giovanissimi che rifiutano di fare due passi in piu' per raggiungere il servizio. 
Urinano davanti al reparto, incuranti dell'odore e del disagio che possono provocare agli altri che di li' ci devono passare, magari scalzi o con ciabatte davvero minime.
Chiudere i rubinetti poi pare una cosa impossibile per la maggioranza: inutile predicare che manca l'acqua e che quella che abbiamo e' costosa perche' bisogna pomparla con l'elettricita'. I rubinetti e le docce rimangono sempre aperti. 
Se provi a riprenderli, i pazienti sollevano le spalle e poi lo rifanno nuovamente in modo imperterrito.

lunedì 6 maggio 2019

Florah oggi sta meglio

Era arrivata da noi con un enorme pancione che pareva suggestivo di gravidanza al nono mese.
Florah era minuta, bella anche se sciupata da una malattia finora sconosciuta; la sua faccia così giovane mi ha incoraggiato a chiederle quanti anni avesse.
"Ne ho 18", è stata la risposta.
La sua storia clinica è molto complessa. Il pancione non è dovuto a gravidanza, ma, secondo medici di altri ospedali, ad una ascite che pare non rispondere alla terapia. 
L'hanno trattata prima con farmaci per la cirrosi epatica e poi, dopo aver fatto un esame citologico sul liquido addominale, hanno pensato ad una peritonite tubercolare. 
In realtà il citologico non ha visto micobatteri, ma è risultato sì e no suggestivo di essudato. Probabilmente sanitari dell'altro ospedale si sono fatti impressionare anche da una VES superiore ai 100.
Ma anche la terapia antitubercolare non aveva ottenuto alcun miglioramento e la distensione addominale continuava a crescere.
La mamma di Florah ha deciso di rivolgersi a Chaaria, con la solita illusione che qui siamo capaci di risolvere i problemi insolubili.

domenica 5 maggio 2019

Festa esterna di San Giuseppe Cottolengo

Oggi l'intera parrocchia di Chaaria si e' riunita presso il Cottolengo Center per celebrare la solennita' di San Giuseppe Cottolengo, che in realta' e' stata il 30 aprile ma che abbiamo deciso di spostare ad oggi per permettere a tutti di partecipare.
E' stata una solenne messa all'aperto in cui certamente eravamo piu' di 1000.
Il coro ci ha guidati con canti e danze, e la celebrazione, durata quasi tre ore, e' passata in un baleno, senza alcun segno di noia.
Tutti i partecipanti hanno poi avuto un piccolo rinfresco con biscotti e bibita.
Oggi, in occasione della festa del Padre Fondatore, come da consuetudine ormai, abbiamo anche organizzato una campagna di donazione di sangue ed abbiamo raccolto 88 sacche, un record rispetto al passato.
Ha celebrato il parroco di Chaaria, Father Ntoiti, ed ha concelebrato il viceparroco, Father Henry. Pazienti dell'ospedale e Buoni Figli hanno partecipato alla celebrazione.
La gente di Chaaria ha inoltre espresso la sua gratitudine verso la Piccola Casa con tantissime donazioni in natura che molto ci aiuteranno nel nutrire sia i Buoni Figli che i pazienti dell'ospedale.

sabato 4 maggio 2019

Safarin

E' un povero bambino idrocefalo che gia' varie volte abbiamo ricoverato per un idrocefalo.
Sono di Laisamis, nel Nord del Kenya, e sono poverissimi.
Sono seguiti e sponsorizzati dall'associazione Italiana AMICI DI MARSABIT.
Oggi abbiamo dimesso Safarin che aveva avuto una infezione al drenaggio ventricolo peritoneale da noi inserito tempo fa per controllare l'idocefalia.
Abbiamo sostituito il drenaggio che era infetto, ostruito e non funzionante...ed ora sembra che la situazione sia risolta. Safarin sta relativamente bene, ed il drenaggio funziona.
Certo e' che gestire un drenaggio per idrocefalo in una capanna e nelle condizioni di igiene e poverta' in cui versa la famiglia, non e' certamente un gioco.
Credo che dovremo rivedere il bambino tra qualche mese, per sincerarci che tutto vada bene!
Oggi auguriamo comunque a Safarin di stare bene e di poter sopravvivere e crescere, nonostante la grande sfortuna di essere nato con idrocefalo in una situazione familiare tanto povera.

venerdì 3 maggio 2019

Pensieri

Per me è importante cercare di sorridere alla gente, anche quando non ne ho voglia, anche quando dentro sento ribellione o tristezza.

Credo che il sorriso sia parte del mio servizio e del mio apostolato: vorrei che il mio sorriso gentile ed affettuoso trasmettesse serenità e pace a chi sta male ed a Chaaria ci viene perchè disperato, povero ed ammalato.
Non sempre ci riesco: a volte la gente mi chiama “burbero” e mi dice che ho un caratteraccio scontroso; lo so di essere a volte incoerente, ma ciò non toglie che nel sorriso io ci creda e che per esso mi impegni molto ogni giorno, pur con le mie debolezze. Chiara Lubich la chiamava l’ascesi del sorriso, un’ascesi difficile ma importante da perseguire.
Questo sorriso in cui credo, la serenità di fondo che permane anche nelle burrasche che spesso si agitano dentro e fuori di me, affondano le loro radici profonde in quella poca fede che spero di aver conservato ancora, nonostante tutte le batoste che la vita mi ha dato: una fede che non passa attraverso ragionamenti teologici di cui non sono neppur capace, ma che si alimenta di un quotidiano in cui cerco di dedicarmi a quegli ultimi ne quali mi sforzo di riconoscere il volto di Cristo.

giovedì 2 maggio 2019

900

La ragione per cui celebriamo i numeri non e' mai quella di autoincensarci. Non e' neppure per una sottile forma di superbia.
Oggi siamo estremamente contenti del traguardo raggiunto con i 900 chiodi di Sign inseritia Chaaria, per il semplice fatto che altrettante persone ora possono nuovamente camminare, essere utili alle loro famiglie ed evitare un destino di poverta'.
900 chiodi equivalgno infatti at altrettante persone curate e ristabilite nella loro normale attivita' lavorativa; equivalgono a 900 famiglie strappate alla poverta' che necessariamente si sarebbe abbattuta su di loro quando magari l'unica persona in grado di lavorare era immobilizzata in un letto.
Ringrazio di vero cuore il fondatore di Sign, Dr Lewis Zirckle, per la fiducia che ha avuto in noi fino ad oggi.
Sono estremamente grato a tutta la grande Famiglia di Sign, che, donandoci strumentario, viti e chiodi, ha reso possibile questo piccolo miracolo di solidarieta'.

mercoledì 1 maggio 2019

International labour day

Quando e’ festa, per noi e’ sempre peggio degli altri giorni. Bisogna dare i dovuti riposi ai nostri collaboratori, e alla fin fine il lavoro e’ molto piu’ pesante che in un giorno feriale qualsiasi.
E’ successo anche oggi: alle 6 di mattina gia’ il sole faceva capolino. La sala d’attesa era piena dalle ore 9.
Mi occupo della coda che oggi prevedo quasi infinita.
Pazienza: ci vuole solo calma e sangue freddo. Uno dopo l’altro finiremo anche tutti questi malati che hanno deciso di venire in giorno festivo, con la “chimera” che durante le “public holidays” ci sia meno gente.
Mentre faccio del mio meglio per assistere per primi i pazienti provenienti dal Nord, a motivo del fatto che vengono da molto lontano, il ritmo delle visite viene interrotto da quattro tagli cesarei d’emergenza. 
Oggi abbiamo anche il Dr Nyaga che approfitta del giorno festivo per venire ad aiutarmi con i casi piu’ difficili. Lo staff della sala e’ ridotto. Ho solo Mbabu come anestesista perche’ Jesse è a riposo.Per cui mi tocca fare anche l’anestesia per i cesarei.
Abbiamo qualche problema perché una delle due mamme ha un arresto respiratorio transitorio, che fortunatamente si risolve per il meglio.
Anche oggi non è mancato lo psichiatrico che mi ha preso per un braccio ed è riuscito a lasciarmi i segni delle unghie prima che il watchman entrasse di corsa a darmi una mano.
Tra le altre cose oggi abbiamo operato molte fratture perche’ il numero dei casi ortopedici e’ sempre altissimo e l’attesa per l’intervento in reparto e’ ancora di almeno tre giorni.

martedì 30 aprile 2019

Vorrei avere 100 braccia per servire tutti i poveri e i malati del mondo (San Camillo de Lellis)

Carissimi,
ho deciso di scegliere questo titolo, perchè è una frase stupenda, una in cui mi trovo perfettamente a mio agio e che costituisce per me non un ideale raggiunto ma una tensione quotidiana. 
Anche io come san Camillo vorrei avere 100 mani perchè mi rendo conto che i bisogni sono così tanti che spesso due non bastano. Vorrei avere un cuore più grande, perchè a volte mi sento meschino e non so ascoltare con la dovuta attenzione, non so dimenticare me stesso per fare spazio agli altri nel bisogno, divento nervoso e irritabile quando il lavoro mi soverchia. 
Desidererei essere capace di dormire solo due ore per notte su una sedia, come faceva il Cottolengo, per essere sempre pronto alla chiamata dei suoi poveri... ma poi mi rendo conto che non ce la faccio, che spesso ho un senso di rifiuto verso i pazienti, che vorrei essere ascoltato piuttosto che ascoltare sempre e solo i problemi degli altri. 
Comunque è importante tenere alti gli ideali e ringraziare che ci siano giganti come San Camillo o come il nostro Padre Fondatore che ci stimolano a non essere mai soddisfatti di noi stessi, e ci ripetono: “...più cuore in quelle mani, fratello!”
Madre Teresa di Calcutta non permetteva alle sue novizie di andare in servizio senza il sorriso sulle labbra. 
Si racconta che un giorno richiamò in convento una suora che si era recata in reparto con una faccia scura, e le aveva detto che Gesù aveva diritto al suo sorriso.
All’inizio ho trovato questa azione della Fondatrice molto strana, ma pian piano comincio a capire il significato pedagogico che essa voleva comunicare: dare il meglio al Signore che contempliamo nei poveri; fargli sentire che Egli è il nostro tutto e che si merita il massimo in ogni momento. 
Quanto è difficile anche questo aspetto della carità!
Quante volte andiamo in reparto con il muso lungo, magari portandoci dietro gli strascichi di un litigio in comunità, o di una incomprensione con qualche membro dello staff. 
Poi i poveri diventano i nostri “capri espiatori”: su di loro scarichiamo il nostro malumore e spesso anche il nostro nervosismo. 
Tante volte certi malati ricevono lavate di capo o parole rudi, per il solo fatto di aver attraversato la nostra strada nel momento sbagliato. 
Anche qui abbiamo una frontiera sempre difficile nel nostro quotidiano: essere buoni e gentili; essere sorridenti ed accoglienti è molto di più che lavorare per gli altri 24 ore al giorno. 
Si può fare lo stesso servizio umiliando chi lo riceve e facendogli capire “che proprio ci ha rotto”; oppure si può agire con carità in modo discreto e gentile, in modo che nessuno possa star male a causa dei servizi ricevuti.
Credo che la carità verso il prossimo possa diventare in se stessa una spiritualità che guida tutta la nostra vita: essa diventa una sintesi in cui possiamo davvero far convergere e concentrare gli aspetti più importanti della vocazione cristiana.
Che grande valore ha il lavoro per i bisognosi, quando in essi si cerca di contemplare il volto di Gesù: esso diventa per noi il modo concreto di raggiungere la contemplazione, e di dare concretezza alla nostra preghiera.
Sappiamo dal Cottolengo che “è una bella cosa sacrificare la salute, ed anche la vita per aiutare i più bisognosi”, e dobbiamo ammettere che è vero: quando abbiamo dato veramente tutto; quando ci sentiamo come svuotati e mangiati dagli altri, sperimentiamo una pace profonda che nessuna forma di svago ci può far provare; facciamo l’esperienza della carità autorigenerante: infatti, quanto più si dà, tanto più si scoprono in se stessi energie mai prima sospettate. 
Si credeva di essere sull’orlo dell’esaurimento nervoso, ed invece quasi per magia si sperimenta che si ha di nuovo voglia e soprattutto lucidità per ricominciare.
Il Cottolengo ci voleva capaci di dedicarci a Gesù presente nel povero fino al sacrificio della vita: quanto siamo ancora lontani, ma per me questo è un ideale costante. 
Tanti altri aspetti della mia spiritualità si sono un po’ persi per strada, ma questo rimane fermo ed inossidabile: qui è la strada che mi sento di poter continuare a percorrere, per tentare di diventare un autentico figlio del nostro santo Fondatore. 
In questo ideale vivo la mia preghiera quotidiana: magari non sono stato capace di fare grandi meditazioni, o forse ho dormito nei pochi minuti che sono riuscito a ritagliarmi in cappella, ma almeno ho cercato di non dire di no a nessuno, mi sono sforzato di esser buono e sorridente, e quando non ci sono riuscito, il senso di colpa che ne è derivato, mi ha fatto star così male da diventare automaticamente uno stimolo al miglioramento.
Tutti siamo alla ricerca di una stella polare, di una idea forza che dia unità e senso alla nostra vita: io l’ho trovata in questa dimensione di dono di me stesso senza misura e senza limiti, una dimensione a cui ogni giorno vengo meno a causa del mio egoismo, ma che si ripresenta viva e chiarissima dopo ogni mia meschinità e pigrizia.
Spesso penso ai poveri come ad un’ostia consacrata: loro sono Gesù che soffre ed i letti sono come degli altari. Io quindi ho la grande fortuna di poter toccare quest’ostia dal mattino alla sera; ho anche la responsabilità di trattarla bene e di non mancare di rispetto. 
Ecco quindi che per me, il reparto può diventare una cattedrale, con tanti altari quanti sono i letti. 
Ecco quindi che faccio fatica pensare alla vecchia dicotomia tra lavoro e preghiera, tra ospedale e cappella: mi sembrano solo due facce della stessa medaglia.
Con questi pensieri semplici, auguro a tutti coloro che seguono e si ispirano a San Giuseppe Cottolengo, una buona festa del Santo Fondatore.

Fr Beppe Gaido


lunedì 29 aprile 2019

Casi davvero strani

Oggi pomeriggio l'ultimo intervento segnato sulla lista operatoria era una toeletta chirurgica di una ferita infetta della coscia sinistra, molto vicino all’inguine.
Dalla storia clinica sapevamo che il paziente se l'era fatta cadendo da un albero, su cui stava raccogliendo la miraa (la droga leggera che qui usano in tanti, e che molti coltivano e vendono).
Abbiamo pensato che la ferita fosse stata causata da un ramo che avesse lacerato i tessuti, o da una pietra su cui l'uomo avrebbe potuto cadere. 
L'infezione ci sembrava spiegabile con il fatto che si trattava di una ferita sporca e piena di terra. Ci è parso che l’uomo fosse stato molto fortunato in quanto la lesione era davvero in prossimità dell’arteria femorale.
Abbiamo chiesto all’operando quando fosse accaduto l'incidente, e lui ci ha detto che esso risaliva a venti giorni prima: ci è parso strano che la ferita fosse ancora aperta e così piena di pus, nonostante il prolungato uso di antibiotici.

domenica 28 aprile 2019

Domenica diversa per i Buoni Figli

Il gruppo parrocchiale femminile di Egoji ha oggi speso la giornata a Chaaria.
Al mattino le signore hanno partecipato alla Messa nella chiesa parrocchiale e poi hanno speso il pomeriggio con i nostri Buoni Figli, tenendo loro compagnia, assistendoli nelle loro necessita' quotidiane e aiutando nella distribuzione dei pasti e nell'imboccare.
Le signore hanno anche giovato e cantato con i Buoni Figli.
Prima di lasciare la missione, ci hanno poi lasciato una grossa donazione in forma di alimentari. Siamo loro molto grati sia per quanto ci hanno donatos e sia doprattutto per aver offerto ai nostri ragazzi un pomeriggio molto diverso.

Fr Beppe


sabato 27 aprile 2019

Che fantastica storia è la vita


In una canzone molto evocativa per me in questo momento il cantautore romano dice: 
“...e quando sembra che sia finita, e’ proprio allora che comincia la salita... che fantastica storia e’ la vita!” 
A volte rimugino questa frase con un certo senso di smarrimento, e la trovo comunque verissima; infatti, quando hai fatto tutto quello che potevi, poi viene sempre qualche nuova circostanza che ti taglia le gambe e ti lascia “al piano terra”.. 
Quando credi di comportarti bene e di fare il massimo che le tue forze consentono, proprio allora ti arriva tra capo e collo qualche legnata o qualche accusa, che non sai neanche da dove venga e perche’ si abbatta su di te proprio in quel momento... ma la vita e’ proprio cosi’; e’ come un’estenuante corsa ad ostacoli, piena di soddisfazioni e delusioni, di cadute e successi... e “quando pensi che sia finita”, quando ti illudi di poterti finalmente godere i risultati dei tuoi sforzi, “e’ proprio allora che comincia la salita”. 
Ma Venditti commenta poi: “che fantastica storia e’ la vita!”. 

venerdì 26 aprile 2019

Grazie

In questa settimana ho avuto ben 5 tiroidectomie, e tutte sono andate bene.
La tiroide e' un organo difficile e le complicazioni sono sempre alle porte.
E' ormai diventato un intervento abbastanza di routine a Chaaria, ed il merito va tutto ai miei mentori.
Colui a cui devo la tecnica chirurgica pressoche' nella sua totalita' e' certamente il Dr Pietro Rolandi, a cui va la mia riconoscenza infinita.
Pietro mi ha insegnato l'ABC della tiroidectomia e mi ha fatto crescere nel corso degli anni, con grandissima fiducia nei miei confronti.
A Pietro associo anche il Dr Massimiliano Zuccaro, bravissimo chirurgo che mi ha ulteriormente fatto crescere nella tecnica chirurgica e soprattutto mi ha dato il coraggio di iniziare a fare l'intervento da solo, senza la presenza di un chirurgo senior a cui fare da secondo.
Non posso dimenticare poi il Dr Marco Massi, bravissimo, veloce e preciso, che mi ha insegnato particolari tecnici davvero utili nella pratica quotidiana..
Grazie a questi miei mentori oggi molti pazienti con gozzo trovano a Chaaria risposta ai loro problemi.

Fr Beppe


giovedì 25 aprile 2019

Gestosi gravidica

Sono le 3 di notte quando il cercapersone mi sveglia. Inutile deprimersi: questa è la mia vita e non ci sono altri che possano essere chiamati al posto mio “Vieni a vedere una donna che ha convulsioni!”
Penso ad una emergenza medica e spero di tornare a letto velocemente.
Invece trovo una donna gravida a termine, in preda a continue convulsioni ed in stato di agitazione psicomotria grave. La sua pressione è estremamente elevata a 240/150, ed il suo corpo è generalmente tutto gonfio.
Cerchiamo di inserirle un catetere e di prepararla per la sala: vorremmo fare un’esame dell’urina per poter diagnosticare se ci sono proteine, ma ne ricaviamo solo sangue.
Chiamiamo Jesse all’istante perchè il cesareo di emergenza è l’unica possibilità di salvare quella donna e forse anche il suo bambino. 
Non è facile svegliare il nostro anestesista; onestamente parlando non lo è mai: è raro che risponda al telefono al primo colpo, e solitamente bisogna scavalcare il cancello e bussare violentemente sulla sua porta. 

mercoledì 24 aprile 2019

La mia Chaaria

Sono arrivata a Chaaria per la prima volta nel febbraio 2011.
Da allora sono tornata a Chaaria tante volte: certamente tutti gli anni, ma talvolta anche due volte all'anno.
Come ginecologa mi sono sempre occupata della maternita', che in questi anni a Chaaria ha fatto passi da gigante.
La prima sala parto era una piccola stanza, dove si partoriva, si facevano i raschiamenti, le medicazioni post cesareo, ecc. Nella stessa stanza di incannulavano le vene e si facevano le medicazioni dei bambini ricoverati in pediatria.
Dal 2015 ho trovato operativa la nuova maternita': un bel padiglione con un'ampia sala parto, due camere separate in cui vengono rispettivamente ricoverate le gravide da una parte e coloro che han gia' partorito dall'altra; un ambulatorio di visita dove sono sempre presente e facilmente ritracciabile; una piccola unita' neonatale con incubatrici in cui vengono tenuti i prematuri e coloro che hanno bisogno di fototerapia.
In questi anni ho sempre notato un continuo miglioramento dell'assistenza, oltre che della parte strutturale.
Lavorare in un padiglione del genere ha reso anche il mio servizio di volontariato piu' semplice e mi ha permesso di monitorare i problemi con maggior prontezza.

martedì 23 aprile 2019

A Chaaria, da Beatrice.

Sono cresciuta più in questo mese che in molti anni della mia vita.
I giorni si sono susseguiti talmente pieni e ricchi che pare ne siano passate così tante di vite..
Torno più alta degli altopiani Kenyoti e più colma della terra ocra di Chaaria.
Ho superato me stessa, oltre ad ogni mio confine.
Ho scoperto l'insaziabile bellezza del risveglio con i grilli e i galli,
Ho toccato la forza dopo lo sconforto impotente di fronte a tanto dolore,
Ho amato la stanchezza dei miei occhi, quando fuori viene buio e non puoi fare altro che rimanere in contemplazione.
Ho avuto l'onore e il privilegio di lavorare per la vita.
Vorrei rimanere qui, 
Per continuare a crescere.
Vorrei rimanere qui,
Per continuare a servire, e
Vorrei rimanere qui
Perché non mi sono mai sentita così tanto appartenere.
Grazie, per tutto.

Beatrice

lunedì 22 aprile 2019

Ripensando alla settimana Santa

GIOVEDI' SANTO. Il gesto della lavanda dei piedi, vissuto quotidianamente nel servizio di tanti a Chaaria, VENERDI' SANTO. 
La passione, rivissuta nella sofferenza degli ammalati in ospedale, le croci che spesso portiamo nella fatica del servizio, con lo sforzo di lasciare luce
alla speranza, alla buona notizia della risurrezione!
SABATO SANTO. 
Il mistero di essere abbandonati, sepolti, dimenticati, uccisi a volte dalle critiche e dalle cattiverie, sempre nella speranza che Dio e' al di sopra di tutto, anche dei momenti di morte e puo' ridarci vita anche quando pensiamo di essere finiti.
DOMENICA DI PASQUA. La vita che continua anche dopo la sofferenza. Il rialzarci dopo ogni caduta. La fede che Dio ci ridara' la vita anche quando pensiamo di averla persa.

Fr Beppe

domenica 21 aprile 2019

L'ultimo pasqualino

Molti "pasqualini" sono nati a Chaaria durante la notte ed anche oggi, che e' stata una giornata molto intensa anche in maternita'.
Ma quest'ultimo ci ha fatto davvero sudare.
La mamma e' stata riferita a noi dopo ore di travaglio in una maternita' rurale a 45 chilometri da Chaaria. E' arrivata da noi dopo le 21.
Avevano provato in tutti i modi a farla partorire e non ci erano riusciti, anche se avevano addirittura gia' praticato una episiotomia.
Solo a questo punto avevano messo la mamma in ambulanza per il viaggio di due ore verso Chaaria.
Il feto era tachicardico e la testa molto massa, quasi al perineo.
C'era inoltre meconio e ci e' parso che il cesareo, con il tempo necessario per prepararlo, non fosse la scelta migliore...avremmo potuto perdere il bambino ancor prima di entrare in sala.
Abbiamo percio' pensato alla ventosa ostetrica, e per nostra fortuna il bimbo e' nato in tempi brevissimi.

sabato 20 aprile 2019

Buona Pasqua a tutti i lettori

Oggi è il sabato santo, una giornata di attesa e silenzio, in cui ci prepariamo al grande evento della resurrezione di Cristo.
Molti ospedali anche qui sono praticamente chiusi ed i medici sono in vacanza... ma i malati ci sono ed in questi giorni non sanno dove andare per avere assistenza.
Quello che sanno comunque è che Chaaria è sempre aperta e disponibile al servizio.
Anche oggi infatti sono affluiti a noi a centinaia, sicuri di trovare risposte ai loro bisogni: credo che la costanza delle prestazioni e la fedeltà nell'essere disponibili ventiquattr'ore al giorno per sette giorni alla settimana sia da sempre la forza di Chaaria ed anche un po' la sua "maledizione".
"Forza": perchè ci rende punto di riferimento sicuro a cui la gente guarda con fiducia.
"Maledizione" (per modo di dire): perchè ormai non ci sono più riposi, nè giorni festivi; la gente viene sempre e comunque, di giorno e di notte; nei giorni feriali e festivi.
Oggi per esempio abbiamo operato al femore una bimba di sei anni che era caduta da un albero ed aveva riportato una brutta frattura. 

venerdì 19 aprile 2019

Venerdì Santo

Oggi giorno di silenzio e di meditazione sulla passione del Signore e su tutte le passioni di cui ancora oggi siamo testimoni sia qui in ospedale che nel mondo intero.
Oggi giorno di preghiera, ma anche giorno di impegno per coloro che soffrono e che anche ora sono sulla croce con nostro Signore.
Oggi anche giorno in cui cerchiamo di dare un senso alle croci che dobbiamo portare sulle nostre spalle.
Oggi, giorno in cui Cristo e' stato tradito, rinnegato, incompreso, rifiutato; giorno in cui e' stato condannato ed ucciso, pur essendo innocente: quindi anche giorno in cui ci dobbiamo preparare a passare per la stessa strada...tradimento, incomprensione, fallimento, condanna da parte degli altri sono una esperienza da cui pochi si possono esimere, sono un passaggio quasi obbligato per tutti: e ci dobbiamo preparare!
Un abbraccio a tutti e buon triduo pasquale.

Fr Beppe


giovedì 18 aprile 2019

Quanti morti!

Non so quale sia la ragione, ma non riesco piu' a star dietro alle operazioni qui a Chaaria, soprattutto ai casi di ortopedia.
Opero ogni giorno pazienti ricoverati 6-7 giorni prima, perche' la pressione e' talmente grande con non riesco a star dietro ai nuovi arrivi.
Da alcuni giorni pero' la lista operatoria si e' lievemente accorciata ed oggi ho operato pazienti ricoverati 5 giorni fa.... e purtroppo non perche' spono stato piu' efficiente, ma semplicemente per il fatto che in reparto ben cinque pazienti in attesa di intervento ortopedico sono volati in Paradiso.
Erano tutti casi di politrauma, con almeno due o tre ossa coinvolte: fratture bilaterali di femore; fratture bilaterali di tibia e fibula; fratture di femore associate a fratture di radio ed ulna o di omero.
Abbiamo cosi' tanto lavoro che spesso i politraumi vengono classificati solo in base alle fratture che riusciamo a documentare con la radiologia. Quasi mai ho tempo per fare di routine un'eco addome a chi ha anche una frattura di femore...ed ovviamente lui potrebbe avere una rottura di milza e quindi potrebbe morire di anemia ancor prima che io possa pensare di portarlo in sala per il femore.


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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